Il porto di Santo Spirito, storico borgo marinaro a nord di Bari, è stato per secoli lo sbocco sul mare e porto commerciale della città di Bitonto. Originariamente noto come cala “Vargalone” e utilizzato sin dall’epoca romana, fu conteso a lungo tra le due città prima di essere annesso al comune di Bari nel 1928.
Nel 1522 Bitonto si riscattò dai feudatari con 66.000 ducati e delimitò i confini con cippi lapidei, scatenando la lite con Bari.
Nel 1584 il Sacro Regio Consiglio diede torto a Bari e ordinò la costruzione di sette torri-confine chiamate ‘titoli’; nel 1612 nove magistrati confermarono tutto.
Il porto di Santo Spirito, cuore della disputa, fu ceduto a Bari solo nel 1928 — tre secoli dopo l’inizio della causa
Il porto di Santo Spirito, cuore pulsante dell’intera disputa, rimase fuori dalla giurisdizione barese per altri tre secoli.
Fu annesso a Bari solo nel 1928, con un Decreto Regio.
Trecentosedici anni dopo l’inizio della storia.

Bari ottenne il porto.
Ma solo dopo che smise di chiederlo al tribunale.
Evoluzione storica da sapere per chi viaggia a Bitonto
Bari era la città più grande della Puglia.
Bitonto era la vicina più scomoda.
E nel 1584 le due si ritrovarono faccia a faccia davanti al Sacro Regio Consiglio di Napoli.
Tutto era iniziato nel 1522, quando Bitonto aveva fatto una mossa insolita per l’epoca: si era riscattata dai propri feudatari pagando 66.000 ducati d’argento di tasca propria.
Dopo il riscatto, Bitonto aveva piantato cippi lapidei per segnare i confini del suo territorio.
Bari non ci stava.
L’accusa era pesante: invasione territoriale, occupazione abusiva, confini spostati ad arte.
Il problema reale era il porto di Santo Spirito.
Una frangia di costa contesa fin dal XIII secolo, con le prime delimitazioni già nel 1265.
Bari lo voleva. Bitonto lo difendeva.
E le pietre di confine continuavano misteriosamente a spostarsi.
Nel 1584, dopo anni di schermaglie burocratiche, arrivò la prima sentenza.
Sfavorevole a Bari.
Il Sacro Regio Consiglio non si limitò a dare ragione a Bitonto: ordinò la costruzione di sette torri lapidee a cuspide lungo il confine.
Le chiamarono “titoli”.
Sette monumenti verticali, conficcati nel terreno, impossibili da spostare.

Bari non accettò il verdetto e impugnò la decisione.
Gli appelli si trascinarono per altri 28 anni.
E qui arriva il bello.
Nel 1612, una commissione di 9 magistrati percorse fisicamente il confine, esaminò le prove, ripercorse gli atti.
La decisione definitiva fu emessa il 10 maggio a Molfetta: torto a Bari, ragione a Bitonto.
Divieto assoluto di ulteriori ricorsi.
Bitonto festeggiò facendo incidere la sentenza su una lastra di pietra e incastonandola sul Sedile, il palazzo comunale.
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